A Roma il futuro dell’urologia si avvale ora anche del più piccolo robot-chirurgo al mondo

Dal Meeting FutUrology, svoltosi a Roma nel settembre 2018, è partito il futuro dell’urologia italiana con le ultime tecnologie che stanno cambiando la sanità. Tra le altre il più piccolo robot al mondo, ispirato al braccio umano per interventi di massima precisione, poi machine learning, intelligenza artificiale, medicina rigenerativa e staminali
Tra le nuove tecnologie che hanno rivoluzionato la chirurgia un ampio capitolo riguarda i robot chirurgici che trattano ormai da anni con successo i principali tumori urologici - prostata, vescica, rene - che colpiscono ogni anno in Italia oltre 65mila persone. “Il robot ha una precisione non confrontabile con altre tecniche - dice il professor Giuseppe Vespasiani, Professore Ordinario di Urologia all’Università di Roma Tor Vergata - il che consente di superare i limiti della laparoscopia per patologie in sedi anatomiche difficili da raggiungere”. Nel 2017 in Italia sono stati circa 18mila gli interventi di chirurgia robotica di cui 12mila in Urologia.
“VERSIUS”, UN ROBOT COME UN BRACCIO UMANO
Proprio nell’ambito della robotica è stato presentato per la prima volta in Italia da Mark Slack, direttore medico di Cambridge Medical Robotics (CMR), Versius, il più piccolo robot chirurgico al mondo e dalle grandi prestazioni, che dopo essere stato sperimentato con successo anche nella chirurgia prostatica promette molto. “Per realizzarlo - precisa Roberto Miano, Professore Associato in Urologia Università di Roma Tor Vergata e direttore scientifico dell’evento - al CMR si sono ispirati al braccio umano, infatti il robot riproduce fedelmente i movimenti e le articolazioni del polso di una mano un uomo. Versius, diretto dal chirurgo con comandi hi-tech e un display 3D ad alta risoluzione, è in grado di svolgere in maniera mininvasiva complessi interventi chirurgici non solo in ambito urologico. Grazie alle sue ridotte dimensioni il nuovo robot è trasportabile e può spostarsi da una sala operatoria all’altra o addirittura da un ospedale all'altro. Versius, robot multifunzionale, facile all'uso, ergonomico, modulare, e più economico del suo 'fratellone' DaVinci e probabilmente rivoluzionerà il settore".
Per un chirurgo legare un nodo in profondità nell'addome del paziente, senza avere una visione diretta del filo ma facendolo ruotare con i mini strumenti, richiede molta abilità e impegno anche 60-80 ore di apprendimento. Ora grazie alla tecnologia avanzata di Versius, che consente movimenti su 4 assi di 540 gradi, impossibili alla mano umana, i tempi di apprendimento si riducono notevolmente, addirittura in certi casi a 30 minuti. Il suo ingresso commerciale in Europa è previsto entro il 2018.
INTELLIGENZA ARTIFICIALE: UNA SFIDA DIAGNOSTICA
“L’uso dell’intelligenza artificiale in medicina è una sfida avvincente - continua il professor Roberto Miano - che riguarda la ricerca ma sempre di più anche la clinica, i docenti e gli studenti - futuri medici - a cui dobbiamo insegnare a trarre i massimi vantaggi da queste nuove tecnologie". Il futuro sarà la possibilità di analizzare la enorme mole di dati che fino ad oggi non abbiamo potuto sfruttare e metterla a disposizione dei nostri pazienti con un miglioramento dei processi di diagnosi e cure per una medicina sempre più di precisione. “L’intelligenza artificiale ci potrà aiutare nella lettura delle immagini non solo radiologiche ma anche endoscopiche - prosegue il professore - e sarà una vera e propria rivoluzione diagnostica”.
A Roma c'era, ospite rilevante del meeting, anche Graziella Pellegrini, professore di Biologia Applicata presso l'Università di Modena e Reggio Emilia e coordinatrice del Centro Medicina Rigenerativa Ferrari, tra i massimi esperti di terapie geniche e staminali . A lei e alla sua équipe si deve la realizzazione di una cornea partendo da una singola cellula e del primo farmaco a base di cellule staminale proprio per la rigenerazione corneale. In campo urologico è in atto la sperimentazione clinica per la rigenerazione dell’uretra in pazienti affetti da malformazioni congenite.
L'ULTIMA PAROLA SPETTA SEMPRE ALL'UOMO
Una rivoluzione ma anche un monito: dobbiamo trarre il massimo vantaggio dalle tecnologie senza però dimenticarci che non possono sostituire l'essere umano. Possono aiutare, perché analizzano in brevissimo tempo una quantità di dati impensabile per il nostro cervello, ma è sempre l'uomo l’elemento che guida e dà un senso ai dati. La macchina suggerisce solo eventuali soluzioni, ma sta all'uomo, dotato di quella intelligenza emotiva che ne fa un essere unico, decidere quale sia quella giusta o la migliore.

