Incontinenza urinaria da sforzo: una “rete” anche per l'uomo
Il problema, che "al maschile” spesso riguarda chi si è sottoposto a prostatectomia, trova oggi una soluzione ampiamente collaudata da tempo e con successo tra le donne
L’ incontinenza urinaria da sforzo (IUS), che si manifesta a seguito di un piccolo sforzo come tossire, sollevare una borsa, da sempre considerata un disturbo femminile, ora colpisce sempre di più l’uomo a causa dell’indebolimento - che spesso si verifica dopo l’asportazione della prostata - dello sfintere dell’uretra, cioè del muscolo a forma di anello che funziona da "rubinetto " rilasciandosi per la minzione e contraendosi per trattenere le urine.
SUCCESSO AL 90 PER CENTO Advance, questo il nome dell’innovativa metodica made in USA, approvata dalla severissima FDA americana e giunta recentemente in Italia, risolve in un giorno in day hospital l’incontinenza urinaria da sforzo maschile conseguente a interventi sulla prostata sia per patologia benigna (ipertrofia) sia per tumori. Il problema riguarda circa 3 milioni di italiani. Le tecniche chirurgiche del passato, invasive o tecnicamente complesse e con risultati non sempre soddisfacenti, hanno spinto la ricerca a trovare nuove soluzioni.
“Advance - spiega la dottoressa Donatella Pistolesi, ricercatrice-urologa, responsabile del Servizio di Urodinamica e Riabilitazione del pavimento pelvico dell’U.O Urologia Universitaria dell’Ospedale Santa Chiara di Pisa - è una tecnica mini-invasiva che utilizza anche nell’uomo una retina (sling) in polipropilene (materiale biocompatibile e non riassorbibile) simile a quella collaudata da tempo con successo nella donna”. Si effettua in anestesia spinale (o locoregionale) e prevede l’inserimento attraverso i forami otturatori - al di sotto dell’uretra - della retina che riposiziona l’uretra nella sede anatomica naturale, consentendo allo sfintere di funzionare correttamente e di ripristinare la normale continenza nel 90 % dei casi.
Antonella Marchitto

